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Nel 990 L’Arcivescovo Sigerico sulla Via Francigena passa nel Borgo di Baccano

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“Anno 990, Il Borgo di Baccano: VIAGGIO DI RITORNO DA ROMA DELL’ARCIVESCOVO SIGERICO, III TAPPA SULLA VIA FRANCIGENA!”

Dopo il sacco della basilica di San Pietro nell’846, gli attacchi dei saraceni si concentrano sulle terre a nord di Roma. Le incursioni riprenderanno alla fine del secolo e interesseranno il territorio di Campagnano e quello dei centri insistenti sulle due strade: Cassia e Amerina. Nepi, Sutri, Orte e altri centri, dopo gli attacchi, prenderanno a spopolarsi.

Nel 914, i Sutrini e Nepesini affronteranno nella Valle di Baccano i Saraceni. Quest’ultimi ne usciranno finalmente sconfitti.

La Valle di Baccano su mapio.net

L’investitura di Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, consente al suo segretario di annotare le 80 tappe del viaggio: Nasce così la Via Francigena

Nel 990 l’Arcivescovo di Canterbury Sigerico, si reca a Roma dal pontefice per la sua investitura. Durante il ritorno in Inghilterra, il suo Segretario appunterà le 80 tappe del viaggio.

Baccano sarà la 3^ tappa del suo viaggio (III Bacane, oggi Valle di Baccano, nel comune di Campagnano di Roma).

Il documento di Sigerico rappresenta una delle testimonianze più significative di questa rete di vie di comunicazione europea, in epoca medioevale. E’ la prima testimonianza del percorso della Via Francigena.

La Via Francigena dal Nord Europa fino a Roma e poi a Sud fino agli imbarchi per la Terra Santa

La Via Francigena, è una delle vie che dall’Europa occidentale conducono nell’Europa del sud, fino a Roma e da qui ancora a sud, verso i porti d’imbarco verso la Terra Santa.

Nell’Alto Medioevo la pubblica autorità teneva molto alla salvaguardia degli stranieri ed in particolare di coloro che viaggiavano per scopi spirituali, dettando pene per chi avesse recato offesa ai viandanti. “Veniva prescritto ai privati di accoglierli nelle loro case e di recare loro lo stesso trattamento che si doveva ai poveri; ciò era configurato come un dovere imposto dalla dottrina cristiana” (Monica D’Atti).

La Via Francigena, già dal XII secolo, è considerata il percorso che, principalmente, ha visto il pellegrinaggio di una grande quantità di persone, provenienti da culture anche molto diverse tra loro. Ancora oggi sono rintracciabili sul territorio le memorie di questo passaggio che ha strutturato profondamente le forme insediative e le tradizioni dei luoghi attraversati. Un passaggio continuo che ha forgiato la base culturale, artistica, economica e politica dell’Europa moderna.

Sarà Goethe a dire che “la coscienza d’Europa è nata sulle vie del pellegrinaggio”.

Nel 1985 l’Unesco dichiara il Cammino di Santiago de Compostela come elemento formativo dell’identità europea.

Nel 1994 la Via Francigena è dichiarata “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”. Finalmente il percorso dei pellegrini europei assume la stessa dignità sovranazionale del Cammino di Santiago di Compostela.

Nel 1997 avviene la fondazione dell’Association Internazionale Via Francigena.

Nel 2001 si assiste alla fondazione dell’associazione dei Comuni Italiani sulla Via Francigena.

Nel 2004 si ha da parte del Consiglio d’Europa il riconoscimento della Via Francigena come grande Itinerario Culturale.

Nel 2006 l’Associazione dei Comuni Italiani sulla Via Francigena diventa Associazione Europea delle Vie Francigene.

Appena pochi giorni fa, il 25 Gennaio 2019, Il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, ha espresso il proprio parere positivo all’iscrizione della “Via Francigena in Italia”, nella Lista propositiva nazionale.

La Via Francigena rappresenta una grande opportunità di crescita e sviluppo per i territori, ma anche di tutte le comunità locali che dovranno essere coinvolte in questo progetto. Si tratta di un bene complesso, patrimonio dell’umanità, da tutelare e valorizzare all’interno della rete UNESCO.


(I testi sono di Dionisio Moretti, redatti in collaborazione con Paola Spaccia).

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