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Santo Alexandro Vescovo: La Basilica

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Sul sepolcro di Santo Alexandro fu edificata una chiesa: 23 marzo 321 d.C.

Pianta di Ad Vacanas, la Mansio di Baccano del I secolo d.C.

CAMPAGNANO DI ROMA – Uscito indenne dalla fornace della Mansio di Baccano, S. Alexandro Vescovo di Baccano fu decapitato.

La redazione delle “passio” a noi pervenute ricorda come sopra la sepoltura di S. Alessandro, fosse stata edificata una chiesa, “cuius dedicatio decimo kalendas Aprilis celebratur” (cioè il 23 marzo 321), e presso di essa istituito un “cimiterium per circuitum loci pede trecento”.
Il prete Adone, nel narrare il martirio di S. Alexandro, ricorda che papa Damaso (366 – 384 d.C.), fece costruire una “criptam condignam”, dove S. Alessandro fu deposto.

La Passio S. Alexandri e i pilastrini d’altare dimostrano l’esistenza di una basilica paleocristiana

Fino al 1875, alla “passio S. Alexandri“ si era dato scarsissimo rilievo fin quando, un contadino campagnanese, ritrovò nella valle di Baccano, due Pilastrini d’Altare, e li consegnò al prof. Giovan Battista De Rossi, il più grande esperto di archeologia cristiana del momento. Fu l’importante scoperta dei due pilastrini d’altare paleocristiani, a fornire la prova indiscutibile dell’effettiva presenza di un monumento paleocristiano lì dove la “passio” ricordava l’esistenza della basilica di S. Alessandro.
Ad una attenta analisi condotta dal De Rossi, ci si accorse che le numerose e particolareggiate informazioni topografiche fornite dalla “passio S. Alexandri”, trovavano un sorprendente riscontro nella realtà.
I due Pilastrini d’Altare, considerati perduti, si trovano invece ancora perfettamente conservati e ben visibili nel Museo Pio Cristiano (inv. nn. 31587 – 31588). Sono di marmo lunense, alti m. 0,75, quadrati, con il lato di m. 0,10. Dovevano sostenere con altri due una mensa d’altare.

L’esame dei due Pilastrini d’Altare li colloca alla fine del IV sec.

Dei due pilastrini uno è privo di decorazione, l’altro in due frammenti, presenta sulla faccia principale un tralcio di vite che si snoda con eleganza, sinuosamente, dall’alto in basso, partendo e terminando in un monogramma costantiniano.
Il simbolismo trasparente della decorazione, la presenza dei monogrammi cristologici nella forma più semplice e antica, la loro esecuzione con il tratto regolare, tipico delle più accurate iscrizioni paleocristiane, sono tutti elementi che orientano per una cronologia piuttosto alta dei pilastrini, da riferirsi agli ultimi decenni del IV secolo.
Alle stesse conclusioni rimandano anche una certa cura naturalistica della resa dei grappoli d’uva e delle foglie e soprattutto la delicatezza dell’incisione, di tipo calligrafico e quasi graffito.

La Bolla Papale di Leone IV del 1053 parla della Chiesa e del borgo di Santo Alexandro

Una ricerca più approfondita delle fonti medievali riguardanti la zona di Baccano, porta all’individuazione di un altro documento che testimonia l’esistenza dell’antica Basilica di S. Alessandro. Si tratta della bolla di Leone IV del 1053, che conferma ai canonici di S. Pietro, tra le altre proprietà, l’”ecchlesia Sancti Alexandri quae est in Baccanis” e un “ Burgus Sancti Alexandri”.

Nuova luce e conferma a questa ubicazione di massima, viene dalla significativa persistenza toponomastica “S. Alisandra” o S. Alessandra, nella zona immediatamente a Sud-Est dell’Osteria dell’Ellera e soprattutto del rinvenimento operato nei pressi nel 1947 di alcune tombe subdiali (sotto il cielo), e di una lapide funeraria paleocristiana ove si leggeva: “Sibinia virgo vixit annos III”.

Il Dr. Sabino Scarponi mi riferì di aver visto negli anni venti, in seguito a dei lavori di scasso in località S. Alexandra, una grossa lastra marmorea troncata sulla quale era riportata una incisione in cui si leggeva “Apoll…..” La lastra aveva grosse dimensioni, a quanto riferisce il Dr. Scarponi, almeno 3 metri di lunghezza.

Dionisio Moretti

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