San Romano e San Tolomeo a Nepi: un po’ di storia

Da un manoscritto dell’XI secolo proveniente dall’archivio della cattedrale di Sutri, sappiamo che Tolomeo, vescovo di Nepi, e Romano, suo discepolo, vissuti al tempo di Claudio Cesare (I sec), vennero martirizzati per ordine del tribuno della città di Pentapoli (Nepi) e della Tuscia. Sorpresi a pregare insieme ad altri trenta compagni, furono tutti arrestati e processati. In particolare Tolomeo e Romano, al loro diniego di abiurare al Cristianesimo, vennero crudelmente torturati, con i corpi distesi sul cavalletto e stirati crudelmente.
Un improvviso terremoto interruppe, però, il crudele supplizio. Aspasio fuggì ordinando di rinchiudere in prigione Tolomeo e Romano e di far decapitare i trenta compagni. Gli otto soldati incaricati dell’esecuzione, improvvisamente colpiti dalla fede, si rifiutarono e subirono subito la sorte delle loro vittime.
Dopo 32 giorni fu la volta di Tolomeo e Romano che vennero bruciati vivi. Il fuoco però si estinse. Aspasio ordinò allora che fossero decapitati (era il 24 agosto). Una pia donna di nome Savinilla, fervente cristiana di Nepi, raccolse i corpi per seppellirli – come aveva fatto per gli altri 38 martiri – in una grotta del suo podere: Tolomeo subito dopo l’ingresso e Romano nella parte più interna.
I resti di san Romano furono probabilmente trasferiti nel V secolo nella cattedrale di Nepi. Quelli di san Tolomeo e degli altri martiri, si trovano invece nella chiesa parrocchiale di San Tolomeo. Le catacombe (dette di Santa Savinilla) vennero ritrovate nel 1540 in seguito alla demolizione di un’antica chiesetta campestre anch’essa intitolata a San Tolomeo.
Da alcune scritte, fu possibile individuare i loculi di Tolomeo e dei suoi discepoli. Oggi, dopo opportuni restauri, le catacombe sono accessibili e visitabili.