EVENTI ED AZIENDE NEL COMUNE DI CAMPAGNANO, CESANO, FORMELLO, SACROFANO, NEPI, TREVIGNANO, ANGUILLARA

AD VACANAS! Gli scavi e la scoperta della Mansio di Baccano (parte seconda)

0

Il tesoro campagnanese: la Mansio di Baccano ritrovata nel 1980 e costruita nel I sec. d.C.

Noi campagnanesi abbiamo “un Tesoro” nella valle di Baccano (e non DEL Baccano). E’ un tesoro di cultura e di arte; è un tesoro sepolto dentro una ricchissima area archeologica che conosciamo come LA MANSIO DI BACCANO, quella che gli antichi romani chiamavano, AD VACANAS, l’antica stazione di posta romana che, già dal I secolo d.C., sorgeva al XXI miglio della consolare Cassia, sulle sponde del lago di Baccano.

mansio di baccanoIl ritrovamento della Mansio avvenne nel 1980, durante i lavori di ampliamento della statale SS2 Cassia, per dar luogo alla Cassia Veientana. Sul luogo fu puntualmente riscontrato ciò che indicava la Tabula Peutingeriana, (copia del XII-XIII secolo di un’antica carta romana che mostra le vie militari dell’Impero romano)

Al Km 31 della Via Cassia, (Valle di Baccano), Venne alla luce un tratto molto ben conservato della antica via consolare su cui si affacciava la Mansio, con le sue Tabernae ed un grande Impianto termale. La Mansio si trovava al XXI miglio dell’antica via e fu sicuramente costruita nel I secolo d.C., nella valle di Baccano, su strutture di epoca repubblicana, per offrire un’area di sosta ai viaggiatori e facilitare gli spostamenti verso l’Etruria settentrionale.

La struttura dell’antica Mansio di Baccano

Ricostruzione della Mansio di BaccanoL’antica Mansio di Baccano era composta da un’area adibita al riposo del viaggiatore (impianti termali e botteghe), un’area adibita al riposo dei cavalli (stalle e rimesse), un’area adibita al Culto e, nei pressi, di alcune Necropoli. Da Roma la Via Cassia conduceva a Veio, a Baccano e quindi a Sutri.

Il complesso della Stazione di Posta, risulta composto da vari ambienti che si affacciano sul basolato dell’antica via Cassia. Si tratta di Taberne collegate al Porticato di accesso.

La localizzazione della Mansio, oltre che sulla Tabula Peutingeriana, corrisponde anche su quella dell’Itinerario Antonino (il registro delle stazioni e delle distanze tra le località poste sulle diverse strade dell’Impero romano).

Ad Vacanas: le operazioni di scavo

Mansio di Baccano

G. Gazzetti

Gli scavi archeologici condotti negli anni ’80, hanno messo in luce un bel tratto lastricato dell’antica via consolare ed i resti della Mansio Ad Vacanas / Baccanas, la prima stazione di posta di età romana sulla Via consolare Cassia (la seconda era a Sutri). Gli scavi sono stati condotti dall’archeologo Dott. Gianfranco Gazzetti.

Le strutture a meridione sono state interpretate come esercizi commerciali (Tabernae), mentre gli ambienti più a monte costituiscono un ampio Complesso Termale.

Il Complesso Termale si articola intorno ad un Cortile – Palestra centrale (in opus spicatum) e presenta tracce di varie fasi costruttive e degli interventi di modifica che vanno dal I d.C. fino all’epoca dell’abbandono del V secolo.

Le Terme sono di origine greca e fanno la loro comparsa a Roma nella metà del III secolo d.C. come lusso privato di pochi privilegiati, per diventare bagni pubblici. In età imperiale le Terme appaiono come edifici imponenti, ricchi di accorgimenti architettonici legati ad un itinerario preciso, dettato da regole mediche e igieniche. Ma questa è un’altra storia.

Il sito della Mansio di Baccano (Ad Vacanas), comprende anche un Foro lastricato a blocchi di tufo, due edifici (uno forse attribuibile a Caserma, uno ad Albergo).

Poco a nord della Mansio, si può osservare il bivio dove iniziava la Via Amerina, che si dirigeva a Nepi e quindi all’antica Ameria, odierna Amelia, in Umbria.

I numerosi restauri della Mansio di Baccano

L’impianto originario della Mansio di Baccano risale al I secolo a.C. ma, con gli inizi del II secolo d.C., tutto il complesso viene ristrutturato. Ambienti edificati originariamente in opera reticolata, (paramento a blocchetti piramidali), vengono riedificati o restaurati con opera cementizia (paramento di soli mattoni). Successivi restauri e ampliamenti dell’edificio avverranno nel IV secolo d.C.. Lo testimonia l’uso di opera vittata (blocchetti disposti in lunghe file orizzontali, a volte alternate con fasce di mattoni).

Nel momento dello scavo, tutta l’area risultava coperta da uno strato sabbioso fluvio lacustre dell’altezza variabile tra i 2 e i 4 metri, che può essere datato tra la fine del VI e l’inizio del VII sec. d.C. Attorno al ‘600 infatti, un lungo periodo alluvionale che avrebbe interessato tutta l’Italia centrale, potrebbe aver causato lo straripamento del Lago di Baccano, sommergendo l’area della Mansio, già abbandonata.

I reperti portati alla luce durante gli scavi sono conservati presso il Museo Civico Archeologico di Campagnano di Roma, nel Polo Culturale Comunale di Palazzo Venturi.

La Mansio di Baccano sulla Via Francigena

La valle, il Borgo di Baccano e l’Osteria di Baccano, corrispondevano alla Bacane nell’itinerario di Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, citata come la Submansio III della Via Francigena. Nei pressi, in località la Campana, vengono ritrovati innumerevoli reperti romani, tra cui un Tronco di Colonna romana adornato di uccelli e fogliami.

Nei secoli successivi la valle di Baccano è conosciuta soprattutto per la malaria. Tra il Settecento e l’Ottocento, Baccano è un luogo malsano. I briganti che si annidano nelle fitte selve, dietro I colli, contribuiscono a rendere infrequentabile la Cassia romana, per i viaggiatori ed i pellegrini diretti o provenienti da Roma. Nell’aria si avverte intenso l’odore della camomilla e del finocchio selvatico. A quel tempo Baccano non era affatto come lo fu al tempo di Roma, tanto da fare una pessima impressione, sul finire di quello stesso secolo, anche al celebre letterato Vittorio Alfieri, (Asti, 16 gennaio 1749 – Firenze, 8 ottobre 1803), diretto da Firenze a Roma, passando per Baccano, scrive:

Vuota, insalubre region che Stato ti vai nomando, Aridi campi incolti squallidi oppressi estenuanti volti“.

Più tardi non andrà meglio con il grande poeta dialettale Gioacchino Belli che (Roma, 7 settembre 1791 – Roma, 21 dicembre 1863), dirigendosi da Monterosi a Roma e passando per Baccano scrive:

…Fà dieci mija e nun vedè nà fronna! Imbatte ammalappena in quarche scojo! Dappertutto un silenzio come n’ojo“.

Sorgente del Cremera. Foto di L. Plos

Nel 1838 il lago di Baccano viene definitivamente fatto prosciugare dai principi Chigi con un canale detto Fosso Maestoso.

Nel IX secolo d.C. il complesso non risulterà più in uso anche se la tradizione di un luogo di sosta rimase e al XIX miglio sorgerà il Borgo di Sant’Alexando. Ma questa è un’altra storia.


Testi e siti web consultati:

(I testi e alcune immagini sono stati elaborati da
Dionisio Moretti, Valeria Zega, Annalisa Venanzini e Paola Spaccia)

Share.

Comments are closed.