EVENTI ED AZIENDE NEL COMUNE DI CAMPAGNANO, CESANO, FORMELLO, SACROFANO, NEPI, TREVIGNANO, ANGUILLARA

L’Antica Stazione di Posta di Baccano: La Mansio ad Vacanas (3a parte)

0

La Mansio di Baccano nel sistema di Mansiones di età imperiale

Ricostruzione della Mansio di Baccano

Ricostruzione della Mansio ad Vacanas

Al tempo di Augusto, furono istituiti lungo i percorsi dei luoghi di sosta dotati di servizi per i viaggiatori. I più importanti, riservati ai funzionari pubblici, erano le Mansiones: situate lungo le vie principali a circa una giornata di viaggio, permettevano ai viaggiatori di fermarsi e pernottare. Un viaggiatore a piedi percorreva circa 20 miglia al giorno (circa 32 km.), una staffetta di corrieri governativi a cavallo poteva coprire una distanza di 50 miglia (circa 80 km).

La Mutatio de La Storta

Tra due Mansiones sorgevano diverse Mutaziones, stazioni per il cambio di cavalli, muli e buoi. Qui si poteva usufruire anche dei servizi di stallieri, maniscalchi ed Equarii medici, cioè veterinari specializzati nella cura dei cavalli e officine per la manutenzione dei carri, oltre che il rifornimento di viveri

 La Mansio in età imperiale, era una Stazione di Posta, lungo una strada romana, gestita dal governo centrale e messa a disposizione di dignitari, ufficiali, o di chi viaggiasse per ragioni di stato. L’identificazione degli ospiti avveniva grazie a documenti simili a passaporti.

Ricostruzione di una Mansio

Le Mansiones erano molto grandi, con ricche rifiniture. Avevano cubicoli (piccole camere o celle) singoli, con bagni singoli e con Terme comuni.

La fruizione della Mansio era a spese dello Stato, quale riconoscimento d’onore ai dignitari, che venivano accolti con il loro seguito, costituito anche di schiavi. Con il passare del tempo andarono ad includere non solo caserme e magazzini di provvigioni per le truppe, ma anche ampi edifici per l’ospitalità di viaggiatori di ogni rango, perfino lo stesso imperatore, nel caso avesse avuto occasione di visitarle.

Ai comuni viaggiatori non era permesso alloggiare nelle Mansiones. Per ovviare a questo impedimento, furono creati luoghi di sosta nei quali sorsero delle locande private, le Tabernae. Erano locali a basso costo ma, anche per questo, poco raccomandabili (foto n. 5 – Le Taverne).


Le Taberne

Pianta della Mansio ad Vacanas

La Taberna all’inizio era in generale la bottega degli artigiani, aperta verso strada; si trovava al pianterreno o nel seminterrato della casa. A volte era addirittura incassata nel muro. Le migliori Tabernae avevano un grande magazzino con otri di vino, formaggio e prosciutti.

Si passò poi dalle tabernae vinarie alle tabernae specializzate nella vendita del vino e della consumazione sul posto.

Le Tabernae avevano un bancone di pietra, con cinque o sei contenitori incastrati, rivolto verso la strada; altri contenitori erano messi in mostra per la gente che passava. Accanto al banco vi era un fornello con una casseruola piena d’acqua calda. Nel retro c’erano la cucina e le sale per la consumazione.


Le Caupone

La Caupona Asellina a Pompei

Le Cauponae o osterie di campagna offrivano ristoro e alloggio.

In questi luoghi i passanti compravano o consumavano bevande fresche o vino caldo, oppure mangiavano olive, pesci in salamoia, pezzetti di carne arrosto, uccelli allo spiedo, polpi in umido, frutta, dolci e formaggio. Erano oltre che meta dei viaggiatori di passaggio anche il luogo dove i poveri si facevano riscaldare le vivande non disponendo di fornelli a casa loro.

Numerosi erano i venditori ambulanti che offrivano pane, frittelle, salsicce, ecc. . I venditori ambulanti, detti lixae, esibivano le loro cibarie su bancarelle smontabili in tavole, protette dalla pioggia per mezzo di tende.

Più povero della Cauponae, era il Gurgustium, che era una specie di bettola.


Le Mutationes: stazioni di cambio

A differenza della Mansio, la Mutazio era un servizio che ospitava veicoli e animali: le mutationes si trovavano a intervalli di 12-18 miglia (circa 20-30 km). Qui si potevano comprare i servizi di carrettieri, maniscalchi e di equarii medici.

Le mutationes erano destinate solo al cambio delle cavalcature e al ristoro. Se ne incontravano quattro o cinque lungo il percorso compreso tra due mansiones.

Spesso attorno alle mansiones sorsero campi militari permanenti o addirittura, come nel caso di Baccano, delle città (foto n. 9 – trapezoforo della Mansio di Baccano. Museo Archeologico di Campagnano).


Le terme di Baccano nella Mansio ad Vacanas

Terme della Mansio ad Vacanas

Le terme fanno la loro comparsa a Roma nella metà del III secolo a.C. come lusso privato di privilegiati, per diventare poi bagni pubblici nel II secolo a.C.

In età imperiale le terme appaiono come edifici imponenti, ricchi di accorgimenti architettonici legati ad un itinerario preciso, dettato da regole mediche e igieniche.

Si entrava nello spogliatoio (Apodyterium), provvisto di nicchie per gli abiti; di qui nel Tepidarium, stanza con aria intiepidita che permetteva un riscaldamento graduale, prima di affrontare il Caldarium. Questo doveva disporre di una vasca per il bagno in immersione (Alveus) e di una vasca per l’aspersione (Labrum).

Mansio di Baccano

Terme della Mansio ad Vacanas

Questa stanza era preceduta da una sala per l’essudazione (Laconicum), con aria calda e umida, provocata da un disco di bronzo riempito di braci in sospeso al centro della sala per mezzo di catenelle. Infine il Frigidarium offriva una tonificante reazione con l’aspersione di acqua fredda e, se la stagione lo permetteva, si terminava il rito termale con una nuotata nella piscina a cielo aperto (Natatio). I più raffinati terminavano con l’unzione di olii profumati o con bagni di sole nell’Heliocaminus.

Il mondo degli addetti ai lavori era invisibile al pubblico; indispensabile per il funzionamento delle terme erano gli ambienti di servizio, dominati dai forni (Praefurnia) in cui avveniva il riscaldamento dell’acqua e la produzione del vapore necessario a riscaldare i Tepidarium e i Calidaria. Da questi sotterranei il vapore, attraverso una serie di canali, si irradiava sotto i pavimenti, costruiti appositamente sopra colonnine di mattoni impilati: le Suspensurae.

Il vapore circolava anche all’interno delle pareti, dentro mattoncini forati o tubature di terracotta.

Le terme spesso comprendevano anche le biblioteche, giardini, sale per riposare, botteghe; una struttura in grado di fronteggiare ogni necessità del tempo libero e atta ad accogliere il maggior numero possibile di visitatori. Gli scandali provocati dalla promiscuità, nel II secolo d.C., fecero istituire orari separati per la frequentazione dei due sessi, oppure costruire doppi impianti privi di servizi comuni.
L’impianto termale di Baccano, solo parzialmente venuto alla luce, risulta composto da più serie di bagni, quattro ipocausti, due praefurnia e due aule fornite di vasche.
Questa parte del complesso della Mansio, si articola intorno ad un cortile pavimentato con mattoncini disposti di taglio a spina di pesce (Opus spicatum).
A lato della Via Cassia si affacciano tre vani con Praefurnium che oltre alle Suspenserae, per il passaggio del vapore sotto i pavimenti, posseggono una serie di canali.

Museo Archeologico di Campagnano

A settentrione c’è una sala pavimentata con mosaico a tessere bianche: il Calidarium; l’Apodyterium aveva un pavimento di tessere bianche e nere; il Frigidarium aveva le pareti rivestite da marmo di Luni, mentre il pavimento del Tiepidarium era costituito da un mosaico a tessere bianche e nere, raffigurante dei delfini tra le onde.

Questa serie di stanze è seguita da altri tre ambienti: un Calidarium con mosaico a tessere bianche, divelte da spoliazioni, un probabile Praefurnia ed un altro ambiente con Suspensurea.

Lo scavo della Mansio ha restituito numerosi materiali che attestano le attività commerciali che vi si svolgevano. Tra i numerosi reperti, conservati presso il Museo Civico Archeologico di Campagnano di Roma, segnaliamo una notevole quantità di frammenti di vetro appartenenti a bicchieri, oltre a coltelli da macellaio in metallo, a monete ed anfore.


Testi e siti web consultati:

(I testi e alcune immagini sono stati elaborati da Dionisio Moretti. Hanno collaborato: Valeria Zega, Annalisa Venanzini e Paola Spaccia)

Share.

Comments are closed.