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Le valli del Sorbo in età romana

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Dal VI sec. a.C. a oggi: una lunga storia per le Valli del Sorbo

Il Sorbo e il Fiume Cremera

A pochi chilometri a Nord di Roma, si sviluppano le valli del Sorbo. Esse ospitano ampi pascoli e sono circondate da boschi misti di querce. Il Sorbo è dichiarato Sito di Importanza Comunitaria per la presenza dei caratteristici valloni tufacei della campagna romana.

Intorno al VI secolo a. C., da parte dei consoli e dei tribuni romani, si è affermato un particolare interesse ad appropriarsi dei terreni conquistati nella nostra regione, in modo da potersi inserire socialmente ed economicamente nell’aristocrazia locale.

Le popolazioni diffuse nelle valli del Sorbo in età romana

Sorbo in età romana

Epigrafe romana

A partire dall’assedio della città etrusca di Veio (404 a. C.), la prima famiglia che più si è diffusa in Etruria è stata quella dei Valerii. Per quanto concerne il territorio di Campagnano di Roma, la sua presenza è testimoniata da un’epigrafe rinvenuta in un Mausoleo situato nel territorio compreso tra Montelupoli e il Sorbo. L’epigrafe, pur essendo assai corrosa dal tempo, lascia ancora leggere tra i frammenti la seguente dicitura:

Valeria D(ecimi)l(liberta) Psychario / monumentum fecit / sibi et v(viro) suo L(ucio) Quintio L(uci) l(liberto) / Ph)ilodamo de suo e viva”.

L’importante testimonianza archeologica, è stata reimpiegata per l’ampliamento della chiesa di San Giovanni Battista, attualmente visibile sul muro esterno del Duomo, nel centro medievale di Campagnano di Roma.

Tra le importanti famiglie a cui si ricollegano consoli e tribuni che hanno preso parte all’assedio di Veio, segnaliamo i Manlii, cui si deve la creazione in età imperiale di un fondo che durante il Medioevo ha dato vita a Maliano, l’attuale Magliano Romano, frazione di Campagnano sino al 1958.

A Nord di Campagnano i Valerii hanno costruito una grande villa che ha dato in seguito origine alla domusculta Capracorum. I suoi proprietari erano dediti all’allevamento dei bovini, che venivano macellati in loco e poi venduti a Roma. Il Sorbo è divenuto pertanto un luogo di transito per raggiungere la fortificazione e il bestiame al pascolo.

Un’altra famiglia, degna di essere ricordata, è stata la Postumia. Di sua proprietà sembra essere stata una villa, risalente al I sec. d.C., individuata nei pressi di Monte Zuccherino.

I legami tra le famiglie Postumia e Furia sono evidenziati in un’iscrizione segnalata nel 1768 nel suo libro Il Veio illustrato, dallo studioso campagnanese Carlo Zanchi. Essa è attualmente custodita nel Museo Civico dell’Agro Veientano e poi ricollocata dai frati del Carmelo sul pavimento del granaio del Convento del Sorbo. L’epitaffio in cui sono citate le famiglie Equitia e Rufilla, potrebbe riferirsi alle popolazioni stabilitesi nei territori tra Veio, Nepi e Sutri, deportate dalla Campania ai tempi di Annibale, perchè sospettate di aver collaborato con il nemico, durante le guerre puniche.

Le origini del nome Campagnano

Le ipotesi riguardanti le origini del nome di Campagnano potrebbero avere una triplice derivazione:

  • o da derivazioni prediali, ovvero il nome di un fondo dato in base alla provenienza dei proprietari, Campani;
  • o dal gentilizio Campanus, da cui successivamente è derivato il prediale Campanianus;
  • o da un cognome dell’aristocrazia romana. Quest’ultima tesi sembra essere supportata da alcune iscrizioni in onore del senatore Julius Felix Campanianus, artefice di alcuni importanti restauri a Roma.

Sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento nel Sorbo in età romana

Nell’ultimo secolo della Repubblica e nei primi dell’Impero si è affermata un’economia, dove accanto all’agricoltura, basata sulla coltivazione dei cereali, soprattutto del grano, si è sviluppato l’allevamento, in base alle caratteristiche geomorfologiche proprie del Sorbo.

Nelle valli del Sorbo, accanto all’allevamento dei buoi, di razze adatte soprattutto al lavoro nei campi più che per la carne, si è affermato quello dei suini che prosperavano, cibandosi dei frutti delle querce, molto diffuse in zona.

Sorbo in età romana

I pascoli nelle valli del Sorbo

Nell’ager publicus sulle alture si sono concentrate le piccole proprietà mentre nei fondovalle soprattutto i pascoli aperti, condivisi. Le ville romane, ad eccezione di quella presso Ponte S. Silvestro sul Cremera, erano a ridosso delle vie di comunicazione più importanti.

La coltivazione della vite e la produzione di vino si è ridotta e parallelamente è aumentata l’importazione da altre zone.

Sorbo in età romana

Mappa delle frequentazioni umane nelle valli del Sorbo

Ripartizione fondiaria e catastale del Sorbo in età romana

La mappa del Cratere del Sorbo in epoca romana fornisce un’idea dettagliata della presenza altamente diversificata del patrimonio fondiario e delle famiglie ad esso associato.

I reperti archeologici

Un importante reperto, legato alla sistemazione catastale delle campagne del Sorbo nel I sec. d.C.,

è un muraglione di contenimento, in blocchi squadrati di tufo, costruito nei pressi di Fontana Nuova, tra il bivio di Formello e quello di Sacrofano.

Sorbo in età romana

Mappa dell’area di rinvenimento del Ponte privato in località Fontana Nuova

Altro ritrovamento è stato un Ponte Romano, ricoperto da circa 2 metri di sedimenti, derivati nel tempo, dal Fosso del Forco. Il Ponte, in tufo giallo locale, risalente al I sec. d .C., aveva come funzione quella di unire due diverse parti di una grande proprietà privata, a cui si accedeva con percorsi pavimentati o in terra battuta.

Nelle vicinanze del Ponte è stata scoperta un’Ara che attualmente è custodita nel Museo Nazionale

dell’Agro Falisco a Civita Castellana, ( fig. 9 ). L’Ara, a forma di parallelepipedo, dello stesso materiale del Ponte, non riporta alcuna epigrafe, ma sui quattro lati sono presenti dei simboli a bassorilievo: un bucranio tra un coltello ed una mazza, un fiore a cinque petali, un rosone e un piatto con frutta e leguminose.

Sui due lati della chiave del Ponte all’incrocio Campagnano – Formello – Sacrofano, vi è un’iscrizione in latino che oltre a specificare il costruttore, un certo T(itus) Humanius Strabilio, indica che si tratta di un’opera privata e che serviva al passaggio.


Sono stati consultati i seguenti titoli:

  1. La Madonna del Sorbo. Arte e storia di un Santuario della Campagna Romana, a cura di Lanfranco Mazzotti e Mario Sciarra, Gangemi Editore, 2012
  2. Un paese della campagna romana: Formello. Storia e economia agraria. Piero Ugolini, 1957
  3. Le carte antiche della magnifica terra di Campagnano, Salomè Schmit, Vecchiarelli, Manziana, 2004
  4. La campagna romana antica, medievale e moderna – volume I. Giuseppe Tomassetti, – Nuova ed. aggiornata / a cura di Luisa Chiumenti e Fernando Bilancia Firenze : L. S. Olschki, 1980
  5. Le nostre radici, a cura di Dionisio Moretti ed Elisa Galassetti, Comune di Campagnano di Roma, 1999
  6. Guide ai servizi delle aree naturali protette del Lazio, Parco Regionale di Veio, 2009
  7. Il complesso monumentale di S. Maria del Sorbo. Restauro e recupero. Regione Lazio-Comune di Campagnano di Roma, s.d.
  8. Guida alla natura delle valli del Sorbo, Giampiero Di Niscia, 2003
  9. La leggenda del Sorbo, Dionisio Moretti, 2007
  10. Lo Statuto del Castello di Campagnano del secolo Tredicesimo

(I testi e alcune immagini sono stati elaborati da Giulia Fornaciari e Dionisio Moretti; la traduzione è di Stefano Corsano. Hanno collaborato: Valeria Zega, Annalisa Venanzini e Paola Spaccia)

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