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La vita straordinaria di ALVIO CECCHINI di Trevignano: una vita a piedi!

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Vi raccontiamo la vita straordinaria di ALVIO CECCHINI: una vita a… piedi!

di Dionisio Moretti

 “LA CAMPAGNA DI RUSSIA”… a piedi!

Alvio Cecchini

Alvio Cecchini in divisa

Il 25 Luglio del 1941 Alvio non ha nemmeno vent’anni quando sale sul treno che da Roma lo porterà a Berlino, passando per Vienna e Budapest. Proprio qui, sulle rive di un lago, staziona per venti giorni, in attesa di autocolonne che avrebbero dovuto condurlo al fronte.

Continua a piedi Alvio, da Budapest a Bucarest, sempre in attesa delle autocolonne italiane che non arriveranno mai. E poi ancora a piedi, verso la Moldavia, la Crimea, l’Ucraina, la Bielorussia: come?
Sempre… a piedi!

Il 5 Dicembre 1941 Alvio compie 20 anni. Gli italiani sono assaliti dai Cosacchi. Lo scontro è feroce. Gli italiani “vincono” ma è una strage di uomini e animali! Finalmente arriva un reparto proveniente dalla Sicilia che, alla fine, dà il cambio: si torna a casa!

Durante il viaggio di ritorno, Alvio mangia quello che capita: barbabietole, patate e, qualche volta galline, perché qualcuna si trova! Il latte è raro perché le mucche sono state rubate o ammazzate. Impiega

Ritorno a piedi dalla Campagna di Russia

venticinque giorni per tornare in Italia, sempre e nient’altro che a piedi.

Presa la via del ritorno per Trevignano, a Vigna di Valle il treno si ferma perché ha finito il carbone. I passeggeri scendono per strappare i pali delle staccionate e li caricano per alimentare la caldaia. Il treno riparte. Alvio arriva a Bracciano e da li, finalmente, torna a casa. Manco a dirlo…. a piedi!


“LA PESCA NEL LAGO” e la vita a Trevignano a guerra finita

Trevignano è una piccola comunità ma molto compatta e il lago è molto pescoso. Una sera i pescatori, con la cefolara, la rete per i cefali che si mette a cerchio, pescano venticinque quintali di cefali. Danno il pesce a tutte le famiglie del paese. Arrivata la sera, si radunano sulla spiaggia, accendono il fuoco e arrostiscono il pesce sulla brace. Tutto il paese mangia insieme, “a scottadito”.

La guerra è finita. Un signore detto “Re Maggiore”, si reca a Trevignano per comprare il pesce: 10, 15 chili di lattarini, trasportati a spalla, dentro una bagnarola di metallo. Lo fa camminando anche lui a piedi. “Re Maggiore” arriva a Trevignano la sera tardi e riparte a notte inoltrata. Rivende il pesce sin dal mattino presto, nel suo paese: Bassano Romano.


“GLI ORTI E LE VACCHE” a piedi, in barca o in bicicletta

Nei primi anni ’50 Trevignano Romano non ha l’elettricità, né altre forme di energia per l’illuminazione pubblica o privata. Trevignano in quegli anni, è un paese di orti, uliveti e tanti vigneti, vive quindi solo di agricoltura, pesca, un po’ di artigianato e piccoli commerci locali .

Dal centro di Trevignano, Alvio usa raggiungere il terreno agricolo di sua proprietà in Via della Rena in barca, ma spesso anche a piedi. La sua famiglia lì ha una stalla e delle vacche. Il latte che viene prodotto, lo porta in bicicletta, presso il centro di raccolta di Sette Vene, sulla Cassia.

In quegli anni, la manodopera spicciola raggiunge Trevignano per la vangatura, incamminandosi da Bassano Romano. E’ gente che possiede solo le proprie braccia per lavorare (quella che Ignazio Silone, nel suo capolavoro “Fontamara”, chiama “i cafoni”).  Dopo aver vangato, dalla mattina presto fino al tramonto, torna al proprio paesello, sempre con la vanga in spalla, a piedi. Non la lasciano mai, hanno paura che gliela rubino e, senza vanga, il giorno successivo non si può riprendere il lavoro.


IL COMMERCIO DI ORTAGGI CON ROMA col carretto trainato dal cavallo

Mercati Generali a Roma anni ’50

Spesso Alvio, con altri compaesani, si reca a Roma, ai Mercati Generali, a vendere la verdura del suo orto, trasportata col carretto, trainato dal cavallo. Passa per Bracciano e, giunto all’ ”Osteria”, lega il cavallo alla staccionata e mangia qualcosa con i suoi compagni di viaggio. L’Osteria è una vera e propria catapecchia che, poi rimodernata, diverrà “Osteria Nuova”: il caratteristico centro, all’incrocio tra la Strada Provinciale Braccianese e la strada che conduce a Santa Maria di Galeria.

Alvio arriva a Roma che ormai è sera: ha anche il tempo per andare al cinema. Alla fine del film va a dormire nella stalla, regolarmente accanto al cavallo, per non farsi rubare gli ortaggi.

La contrattazione per la vendita ai Mercati Generali si tiene alle prime luci dell’alba. Dopo aver contrattato il prezzo e venduta la verdura, riprende la via del ritorno a Trevignano. Siccome il viaggio dura l’intera giornata, presi dalla stanchezza Alvio e i suoi compagni, si addormentano, coricati sul carretto, tranquilli perché intanto il cavallo conosce la strada e li trasporta sicuro fino al paese.


“LA CASINA BIANCA”, IL RISTORANTE

Alvio Cecchini

Alvio e Bettina

La famiglia di Alvio in Via della Rena ha l’azienda agricola. Nel 1952 avvia una piccola attività di ristorazione. Al ristorante, costituito da pochi ambienti e da una terrazza con una pergola affacciata sul lago, la famiglia di Alvio dà per nome: LA CASINA BIANCA.

Senza mai soluzione di continuità, il ristorante è oggi più che mai attivo, grazie alla cortesia, alla semplicità e alla grande ospitalità dei tre figli, Antenore, Carlo e Gianfranco e alla laboriosità di “Bettina”, Elisabetta, moglie di Alvio, che da allora tutti i giorni si alza alle cinque e mezzo del mattino per impastare le fettuccine e i cannelloni fatti …a mano, l’elemento centrale del pur ottimo menu! E abbiamo detto tutto!


LA COMUNITA’ DI TREVIGNANO CRESCE: “LA CASSA RURALE”

Trevignano

Alvio non si accontenta di lavorare alacremente per la sua famiglia ma s’impegna insieme ad altri per la sua Comunità, per valorizzare Trevignano dal punto di vista economico, sociale, turistico e culturale. Egli è tra i soci fondatori della Cassa Rurale.

All’atto della sua fondazione, siccome manca un solo socio per raggiungere il numero legale per istituirla, Alvio e gli altri soci convincono Andreino Garafini, un pescatore povero di soldi, ad aderire. Con quest’ultima adesione la Cassa Rurale diviene una realtà.

All’inizio i prestiti vengono concessi su base “fiduciaria”. Il primo prestito è concesso ad un socio Consigliere della Cassa Rurale di professione “macellaro”, per effettuare un viaggio all’estero. Ottenuto il prestito, il “macellaro” si trasferisce con tutta la famiglia. Ha ottenuto trentamila lire ma non tornerà più a vivere a Trevignano.

I prestiti che la Cassa Rurale concede servono per ammodernare le aziende agricole e per costruire abitazioni: grazie al lavoro e all’impegno di uomini come Alvio, Trevignano cresce.

Una realtà, la Cassa Rurale di Trevignano, ora di grande spicco e diffusione nei territori a nord di Roma, ma nata, come la Casina Bianca, dalla volontà e dall’impegno di gente semplice, che ha considerato il lavoro sacro e il sacrificio un dovere nei confronti della propria famiglia e del futuro della propria Comunità.

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